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Goffredo Parise – I Sillabari

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Esercizi di Memoria
Lunedì 26 Marzo 2018 / ore 21.00
Ex Convento San Francesco – Pordenone
Capienza: 130 persone

E’ un vero e proprio alfabeto delle emozioni, quello che scrive Goffredo Parise a cavallo tra il 1971 e il 1980. Un giorno, sul finire degli anni Sessanta, Parise vede nella piazza sotto casa un bambino con in mano un sillabario. Gli si avvicina e legge: «L’erba è verde». Sono tempi politicizzati, in cui si fa spesso ricorso a parole «difficili», e quella pagina limpida e colorata acquista il significato di un monito, un richiamo all’essenzialità della vita e della poesia: «Gli uomini d’oggi secondo me hanno più bisogno di sentimenti che di ideologie».
Nascono così, i Sillabari.
Una specie di vocabolario con figure, nel quale le figure però sono composte da parole e da storie. Il gioco del libro è raccogliere tutte le emozioni in ordine alfabetico, esplicitandole in racconti brevi che in qualche modo evocano o sono permeati di volta in volta dall’amore (sotto la lettera A, insieme a Amicizia, o Altri), dall’odio, dal sogno.
I primi, da Amore a Famiglia, escono sul «Corriere della Sera» fra il 1971 e il 1972. Una seconda serie, da Felicità a Solitudine, esce fra il 1973 e il 1980.
Saranno poi uniti in un unico libro (Sillabari, appunto, edito da Adelphi) nel 1984.
Insieme leggeremo la storia del giovane Ico, del sogno di una penna cara, dell’amore per una donna sconosciuta, della scoperta degli altri fatta con gli occhi di un bambino.
Parise non terminò però i suoi Sillabari, si fermò alla lettera S, come descrisse nelle sue Avvertenze, in prefazione al volume:

«Nella vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che, una volta scomparso l’autore, essi possono essere continuati da altri. In poesia è impossibile, non ci sono eredi. Così è toccato a me con questo libro: dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. Ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore. G.P. Gennaio 1982»

Luciano Roman legge I Sillabari di Goffredo Parise. Intervengono Alessandro Mezzena Lona e Gioia Battista.

Luciano Roman ha lavorato con registi teatrali italiani tra i quali Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Squarzina, Massimo Castri, Marcucci. Ha recitato, tra l’altro, ne Le baruffe chiozzotte di Goldoni per la regia di Strehler
del 1992, Amoretto di Schnitzler per la regia di Massimo Castri, Il candelaio di Giordano Bruno regia di Luca Ronconi, Il bugiardo di Goldoni regia di Bosetti.

Alessandro Mezzena Lona, giornalista e scrittore, ha diretto per 16 anni le pagine culturali de «Il Piccolo» di Trieste, ha scritto due romanzi “La via oscura”, “La Morte danza in salita. Ettore Schmitz e il caso Bottecchia”. Nel 2013 ha vinto il Premio Grado Giallo Mondadori con il racconto “Non credere ai santi”. Scrive di libri, musica e cinema sul suo blog: www.arcanestorie.it.